Letteratura e antifascismo

Letteratura e antifascismo


Pablo Neruda e il suo tributo poetico all’Italia

di Sebastiano Saglimbeni

Dalla prima versificazione che segue, ora breve ora lunga, l’incipit di queste pagine dedicate a Pablo Neruda che soggiornò orgogliosamente più volte in Italia. Poeta tanto famoso e osteggiato come il suo amico Salvatore Quasimodo. Entrambi baciati dalla fortuna per quel guiderdone ricevuto in Svezia, entrambi sanguigni e combattivi.

Lo so, lo so, non con i morti si son fatti
i muri, le macchine, le panetterie:
forse è così, non c’è dubbio, però
la mia anima non si nutre di edifici,
non riceve salute dalle fabbriche,
neppure tristezza. Il mio tormento è per quelli
che mi precedettero, che mi diedero sole,
che mi comunicarono esistenze,
e adesso che me ne faccio dell’eroismo
dei soldati e degli ingegneri,
dov’è il sorriso
o la pittura comunicativa,
o la parola che insegna
o il riso, il riso,
la chiara risata
di quelli che ho perduto in quelle strade,
in questi tempi, in queste regioni
dove io mi fermai e loro continuarono
sino alla fine del viaggio

Federico Garcìa Lorca – L’infanzia, l’innocenza, l’eros e la morte

di Sebastiano Saglimbeni

Qui voglio vedere gli uomini di voce dura…
Qui voglio vederli. Davanti alla pietra…
Voglio che mi mostrino l’uscita
per questo capitano legato dalla morte.

Fu visto, camminando tra fucili, in una lunga strada,/ uscire ai freddi campi,/ ancora con le stelle del mattino. / Uccisero Federico / quando la luce spuntava. / Il plotone dei carnefici / non osò guardargli la faccia. / Tutti chiusero gli occhi; mormorarono: / neppure Dio ti salva. Cadde morto Federico/ – sangue alla fronte e piombo nelle viscere – . / Sappiate che fu a Granada il delitto – / Povera Granada! -, nella sua Granada…”. Versi, questi, di un testo poetico che Antonio Machado scrisse per la morte di Federico García Lorca: qui fortemente intese la denuncia e la costernazione per la fine ignominiosa toccata al giovane poeta andaluso, tanto puro, quanto grande.

Con questo incipit ho voluto indicare l’epilogo di una vicenda umana, tutta culturale, creativa. Che ricordo non mosso da quell’eccessività di genere entusiastico per il poeta, ma come lettore e, in qualche modo, interprete della sua scrittura, assai estesa, che continua a coinvolgere per il linguaggio e le immagini, capaci di generare scelte presso le fresche generazioni. Ora nel discorso che segue mi propongo di trattare agilmente l’esistenza, l’ambiente, l’opera, la fine biologica di Federico García Lorca.