di Gabriella Scolaro
A Capo d’Orlando era in corso da qualche giorno la festa dell’Unità, in quella che oggi si chiama piazza Peppino Bontempo. Era esattamente sabato 18 luglio 1992, eh sì, proprio la sera prima della strage di via d’Amelio.
Quella sera era in programma un dibattito dal titolo “Esperienze di vita antimafia: le donne si raccontano”, dedicato a Francesca Morvillo, uccisa dalla mafia insieme al marito Giovanni Falcone e agli agenti di scorta Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani, solamente 56 giorni prima.

Insieme a tante altre persone mi ero recata all’incontro con ancora nella mente e nel cuore le immagini della strage di Capaci, che ci aveva profondamente addolorati e sconvolti. Introdusse il dibattito l’attivista Mariella Armaro, la quale lanciò la proposta di avviare, a fine serata, un confronto tra le donne dei Nebrodi per un impegno comune contro la mafia. A moderare l’incontro era stata invitata la giornalista Ada Mollica di Telecolor.

Quella sera ascoltammo, nell’ordine, le testimonianze di:
● Michela Buscemi, che in seguito alla morte per mano mafiosa dei suoi fratelli, aveva deciso di schierarsi apertamente contro la mafia;
● Elvira Rosa, una delle fondatrici dell’Associazione donne siciliane per la lotta contro la mafia che sin dai primi anni Ottanta, era stata a fianco delle donne schierate, a vario titolo, contro la mafia;
● Rosa Stanisci, allora sindaco di San Vito dei Normanni, un paese vicino Brindisi i cui operatori economici, seguendo l’esempio dell’ACIO di Capo d’Orlando (Associazione Commercianti Imprenditori Orlandini fondata nel 1990), avevano costituito un’associazione antiracket facendo condannare i propri estorsori;
● Maria Greco e Donatella Mangano, rispettivamente vicepresidenti delle associazioni antiracket ACIS (Associazione commercianti e imprenditori Santagatesi) e ACIO (Associazione Commercianti e Imprenditori Orlandini), le quali raccontarono le motivazioni che le avevano spinte a uscire dal proprio privato per spendersi in prima persona per una società più giusta;
● Antonella Rizza, coordinatrice regionale delle donne dell’allora PDS , che ci raccontò di aver incontrato personalmente Francesca Morvillo in occasione della manifestazione nazionale di donne “contro la mafia e tutte le forme di violenza”, che si era svolta a Palermo il 22 Ottobre 1988, alla quale avevano partecipato migliaia di donne provenienti soprattutto dalle regioni meridionali.
Al termine delle testimonianze, prese nuovamente la parola Elvira Rosa, per dire quanto segue: “Io mi auguro che qui il movimento antiracket vada avanti, però non può essere lasciato da solo e secondo me un modo è quello che le donne di Capo d’Orlando prendano la decisione di costituirsi in quanto tali, non perché colpite personalmente, ma come fatto di forza, come presa di coscienza, per scegliere di stare da una parte o dall’altra. Il comitato anti-racket farà la sua parte tra i commercianti specificatamente, ma le donne di Capo d’Orlando possono fare la loro parte, potete farlo associandovi all’associazione donne siciliane contro la mafia di Palermo o facendo un’associazione che poi si federa con quella di Palermo… noi siamo partite facendo un comitato promotore, raccogliendo le firme, le adesioni e poi siamo diventate associazione, è un modo anche questo di sperare e di dar vita poi alla speranza”.

Mariella Armaro raccolse subito l’appello di Elvira e invitò le donne presenti ad aderire al comitato promotore delle donne dei Nebrodi contro la mafia, dicendo “Sì io ci sto a continuare, per realizzare il sogno di Michela Buscemi che è anche il nostro”, facendo riferimento alla toccante poesia “A morti ra mafia”, recitata dall’autrice alla fine del dibattito, emozionando tutti i presenti. Tra gli interventi del pubblico quello di due insegnanti dell’Istituto Superiore Francesco Paolo Merendino di Capo d’Orlando, le professoresse Lina Viola e Mariella Germanotta, che si soffermarono sulla necessità di schierarsi apertamente contro la mafia, come dovere civico e morale, invitandolo a fare, laddove si poteva, perché necessario.

Le due docenti sottolinearono anche gli ostacoli che spesso dovevano superare per poter effettuare a scuola delle attività antimafia. Quella sera furono in tante a firmare l’appello per la costituzione di un Comitato di donne dei Nebrodi contro la mafia.
L’indomani, domenica 19 luglio 1992, alle 16:59 un’autobomba posizionata in via Mariano d’Amelio a Palermo massacró il giudice Paolo Borsellino e cinque agenti della sua scorta: Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina ed Emanuela Loi. Il giudice Caponnetto, padre del pool antimafia, uscendo dall’obitorio dopo l’ultimo saluto a Paolo Borsellino disse “E’ finito tutto”, dando espressione al dolore e alla disperazione in cui tutti noi eravamo piombati nuovamente. Per fortuna la voglia di riscatto e di battersi per un mondo migliore ebbero la meglio e lo stesso giudice in pensione, dopo essersi rammaricato per quel momento di sconforto, divenne uno dei più combattivi simboli del movimento antimafia.
Qualche mese dopo si tenne presso la sede storica dell’A.C.I.O., sita allora in via Trieste, la prima riunione delle donne che avevano firmato l’appello la sera del 18 luglio. Eravamo tante, diverse per età, occupazione, cultura, città di origine, ma tutte accomunate dalla volontà di impegnarci, di fare qualcosa per la propria terra, per coltivare la speranza di poter vivere davvero in una società più giusta, in cui i diritti non vengono negoziati come se fossero favori, e in cui a predominare è la forza dello Stato di Diritto e non quella della mafia. Io ero la più giovane, allora avevo 23 anni ed ero una studentessa universitaria. Le altre erano per lo più docenti provenienti da varie provincie siciliane, che insegnavano nell’hinterland di Capo d’Orlando, in scuole di vario ordine e grado. Vi erano anche imprenditrici già impegnate nel movimento antiracket, impiegate, giovani laureate, commercianti.
Decidemmo di non costituire formalmente un’associazione autonoma, ma di tesserarci alla “Associazione Donne siciliane per la lotta contro la mafia” di Palermo, formando una sorta di comitato dei Nebrodi, autonomo riguardo alle iniziative da portare avanti. La nostra organizzazione interna non prevedeva una struttura verticale, con una presidenza e/o un comitato direttivo. Questa decisione fu presa per diverse ragioni riassumibili nel fare in modo che tutte potessimo offrire il nostro contributo in base alla nostra disponibilità, nel favorire il confronto continuo e lo scambio di idee, nel coinvolgere tutte nelle decisioni che dovevano essere prese collegialmente.
Dopo qualche incontro di tipo conoscitivo e programmatico, ci dedicammo all’organizzazione della nostra prima manifestazione pubblica, che si tenne sabato 22 maggio 1993, alla vigilia del primo anniversario della strage di Capaci. In quei mesi la nostra attenzione era stata attirata dalla pubblicazione del libro “Una ragazza contro la mafia: Rita Atria, morte per solitudine”, scritto dalla giornalista palermitana Sandra Rizza, e pubblicato nel febbraio del 1993 dalla casa editrice La Luna. La tragica storia della giovane collaboratrice di giustizia di Partanna (in provincia di Trapani) – molto legata al giudice Paolo Borsellino e morta una settimana dopo la strage di via D’Amelio – non era ancora molto conosciuta e ci sembrava importante darle il giusto risalto.

La scelta di dedicare l’incontro alla magistrata Francesca Morvillo scaturì in maniera naturale e spontanea. Invitammo le relatrici che furono presenti:
● Simona Dalla Chiesa, allora deputata Nazionale del Partito Democratico della Sinistra, figlia del Generale Carlo Alberto, ucciso dalla mafia il 3 settembre 1982;
● Valeria Ajovalasit, fondatrice della casa editrice La Luna;
● Elvira Rosa, dell’associazione donne siciliane contro la mafia di Palermo;
● Sandra Rizza, autrice del libro;
● Donatella Ingrillì, sindacalista della CGIL, attivista politica e attrice teatrale.
L’incontro si tenne nella sala convegni del Municipio di Capo d’Orlando. Prima di dare la parola alle relatrici, ci presentammo così:
Il nostro impegno e la nostra dedizione furono ampiamente ripagati. La partecipazione della cittadinanza fu massiccia e commossa. La sala si riempì velocemente di persone varie per età, sesso, appartenenza politica e sociale: troppo vivo era ancora il dolore provato per le stragi del 1992 e forte la voglia di esserci per elaborare in qualche modo quel lutto.

L’attenzione e l’interesse per gli argomenti trattati erano palpabili. Fu un’ottima occasione per far conoscere la nostra nuova associazione e per raccogliere nuove adesioni, che non tardarono ad arrivare.
Ancora più motivate e incoraggiate dal calore di questa prima manifestazione pubblica, ci dedicammo subito all’organizzazione degli eventi successivi, inevitabilmente legati al primo anniversario della strage di via d’Amelio. In questa occasione ci premeva puntare l’attenzione sul ruolo delle donne nella mafia ma soprattutto nella lotta alla mafia. Ci sembrò evocativa la frase di Borsellino relativa alle indagini scaturite dalle confessioni di Rita Atria, condotte da due giovani magistrate, Alessandra Camassa e Morena Plazzi: “L’inchiesta è partita da una donna, è continuata ed è stata condotta da altre donne”, la riportammo quindi nella locandina, anche per evidenziare il legame con l’incontro del 22 maggio. In questa occasione, essendo in piena estate siciliana, gli incontri si tennero nel parco di Villa Piccolo di Calanovella:
● il 19 luglio fu proiettato il film “Il lungo silenzio” di Margherite Von Trotta, che affrontava i temi della giustizia, della corruzione e della forza delle donne coalizzate per rompere il muro di complicità e silenzio sui delitti nei quali si trovano coinvolte.
● il 20 luglio si tenne un dibattito sul tema “Donne, giustizia e criminalità mafiosa”, con la presenza della cara Michela Buscemi, del Sostituto Procuratore del Tribunale di Marsala Alessandra Camassa, della giornalista di Mezzocielo Piera Fallucca e della presidente dell’Associazione Donne Siciliane contro la mafia di Palermo Giovanna Terranova, vedova del giudice ucciso dalla mafia il 25 settembre 1979.
Questa iniziativa fu dedicata a Emanuela Loi, la prima agente donna della Polizia di Stato a restare uccisa in servizio , durante l’attentato al giudice Paolo Borsellino.
Aveva solo 24 anni. Anche in questa occasione il pubblico fu numeroso e partecipe, apprezzando molto le due serate.
Tra le attività previste nello statuto dell’Associazione Donne Siciliane per la lotta contro la mafia vi era quella di “intervenire nei confronti della pubblica amministrazione, degli enti locali, delle pubbliche autorità, sollecitando comportamenti improntati alla trasparenza e al rispetto dei principi democratici, nonché per promuovere azioni ed interventi diretti a combattere la mafia”. Anche nella nostra sede si voleva esercitare una funzione di controllo e di stimolo nei confronti della politica. Già dall’estate del 1993 partecipammo quindi a un coordinamento di associazioni orlandine, insieme all’Associazione Legambiente, A.C.I.O e Associazione culturale il Mosaico (associazioni con le quali avremmo condiviso in futuro molte iniziative culturali), con l’obiettivo di promuovere un dibattito pubblico e una raccolta di firme per richiedere lo scioglimento anticipato del Consiglio Comunale che si trovava allora in una situazione di impasse. La Sicilia è stata la prima regione in Italia a introdurre l’elezione diretta del sindaco, con la legge n. 7 del 26 agosto 1992. In occasione delle elezioni amministrative del 1993, le prime svolte secondo la nuova legge elettorale, ci sembrò importante invitare gli elettori a un voto libero e consapevole, diffondendo in tutto il comprensorio dei Nebrodi il seguente comunicato:

Anche in occasione delle elezioni regionali e di quelle politiche, invitammo gli elettori a esprimere il proprio voto in maniera sapiente e responsabile, valutando bene il profilo dei singoli candidati e le loro storie personali.

Un giorno per noi particolarmente doloroso fu quello del 31 maggio 1993, quando apprendemmo la notizia della morte di Melitta Damiano socia ACIO, che aveva avuto un ruolo da protagonista nel valoroso movimento antiracket orlandino. Sentimmo l’esigenza di dedicarle un sentito e commosso pensiero: Le attività della nostra associazione proseguirono nel tempo con la partecipazione a incontri di informazione e sensibilizzazione nelle scuole di Capo d’Orlando e di alcuni paesi dei Nebrodi. In Sicilia la prima legge regionale che introdusse l’educazione antimafia nelle scuole fu la n. 51 del 04 giugno 1980, approvata in seguito all’assassinio del Presidente della Regione Piersanti Mattarella, avvenuto il 6 gennaio di quell’anno. Fu però solo in seguito alla emanazione della circolare ministeriale n. 302 del 25 ottobre 1993 (a firma dell’allora ministra Rosa Russo Jervolino), che l’educazione alla legalità, specificatamente intesa come diffusione di una coscienza civile contro la criminalità organizzata, divenne davvero capillare in tutte le scuole. A questo argomento, per noi fondamentale, nel 1994 dedicammo anche un apposito convegno, organizzato in collaborazione con l’allora “Centro studi e documentazione sulla criminalità mafiosa” dell’Università degli studi di Messina. Il titolo era significativo e provocatorio: “A lezione di antimafia” e si sviluppò in due giornate:
● il 26 febbraio, dedicata all’Informazione Antimafia, e nello specifico all’esperienza della rivista Mezzo Cielo di Palermo – mensile di politica, cultura e ambiente pensato e realizzato da donne – e della rivista Città d’Utopia di Catania; avevamo invitato Simona Mafai e Antonio Pioletti (direttori dei giornali), Umberto Santino (presidente del Centro Siciliano di Documentazione Giuseppe Impastato), Letizia Battaglia (fotografa della rivista MezzoCielo), Elena Brancati (giornalista di Città d’Utopia).
● il 5 marzo, dedicata alla presentazione del libro “L’educazione mafiosa, strutture sociali e processi d’identità”, scritto dallo storico Giuseppe Cassarubea e dalla dirigente scolastica Pia Blandano; oltre agli autori del libro invitammo la preside Anna Maria Ajovalasit (presidente dell’Associazione Scuola Antimafia), Antonia Cascio (componente del direttivo dell’associazione Donne contro la mafia di Palermo), Saverio Di Bella (docente dell’Università degli Studi di Messina), Alberta Mariotti (Presidente del CIDI di Messina).
Inviammo l’invito a tutti i dirigenti e i docenti delle scuole di ogni ordine e grado di Capo d’Orlando e dei comuni del circondario e l’incontro era ovviamente aperto a tutti. Nonostante la presenza di relatori davvero esperti e qualificati, la risposta del pubblico non fu quella attesa.
Cominciammo a toccare con mano la fase discendente di quell’onda emotiva che aveva inizialmente riempito le nostre platee. Fu triste constatare che il discutere di mafia e antimafia non coinvolgeva più molte persone. Ma questo non ci fermò. Anzi, ci sembrò un motivo in più per proseguire le nostre attività. Infatti il 1994 fu un anno molto intenso di iniziative. Nell’ordine, a seguire, organizzammo:
● Il 30 aprile la presentazione del libro della sociologa Renate Siebert “Le Donne, la Mafia”;
● Il 23 maggio (con l’adesione delle associazioni ACIO, Il Mosaico, Legambiente e Arci) l’affissione nei negozi di Capo d’Orlando di locandine con la scritta“Capaci…di non dimenticare,di non arrendersi,di andare avanti…”con l’invito altresì a partecipare a un momento commemorativo pubblico davanti al Municipio;
● Il 19 luglio la rappresentazione de “Il sogno spezzato di Rita Atria” di Gabriello Montemagno, con l’Associazione Culturale e Bottega Teatrale “Lucio Piccolo”, che al tema dell’antimafia dedicava numerosi spettacoli, dove la nostra socia Lia Calanna interpretava il difficile ruolo della madre di Rita Atria e Cono Messina recitava nelle vesti del giudice Paolo Borsellino (rimpianta è oggi la loro scomparsa).
● Il 25 luglio, insieme all’associazione “Il Mosaico”, un incontro dedicato a Rita Atria – alla vigilia del secondo anniversario della sua morte – dal titolo significativo “In questa complessa realtà siciliana l’impegno antimafia continua”, con la presenza delle giornaliste di due importanti riviste mensili siciliane ideate e gestite da donne, L’isola delle donne di Catania e Mezzocielo di Palermo.
Una costante degli anni a seguire fu l’organizzazione di eventi commemorativi in occasione degli anniversari delle due stragi del 1992. Molte di queste iniziative furono organizzate insieme alle associazioni orlandine citate prima.
Anche in queste occasioni, con il passare degli anni, la partecipazione del pubblico andò scemando. In diverse occasioni partecipammo a marce antimafia tenutesi in luoghi significativi: a Cinisi, in memoria di Peppino Impastato; a Barcellona Pozzo di Gotto, dopo il delitto del giornalista Beppe Alfano (avvenuto l’8 gennaio 1993); a Niscemi, per sostenere la figlia di Agata Azzolina; a Palermo per varie iniziative; a Partanna, per onorare Rita Atria. Eravamo fermamente convinte che per creare una vera cultura della legalità sarebbe stato utile parlare anche di tematiche legate alla tutela e alla promozione di tutti i diritti civili e politici, facendo conoscere esperienze di donne che, con le loro capacità e professionalità, erano riuscite a rappresentare una leva per il cambiamento del loro territorio. Nacque così nel 1996 l’idea di organizzare una serie di incontri presso la sede dell’A.C.I.O., che intitolammo “SICILIA, NON SOLO MAFIA”.
Così recitava la locandina di presentazione: “Intendiamo promuovere un confronto/dibattito con donne siciliane che in campi diversi hanno contribuito a dare un’immagine della Sicilia in positivo. Gli incontri avranno come protagoniste donne impegnate nell’informazione, nelle arti, nel sociale e nel politico.”
Ad ogni testimonianza dedicammo un incontro apposito, per offrire a ognuna lo spazio e l’attenzione necessari per raccontare la propria storia, promuovendo il confronto con i partecipanti.
Questo l’elenco delle invitate:
● Marinella Fiume, sindaca di Fiumefreddo, in provincia di Catania;
● Beatrice Monroy, scrittrice e giornalista;
● Letizia Battaglia, fotoreporter e allora deputata regionale;
● Paola Vita, pediatra e fondatrice del centro documentazione donna di Favara, in provincia di Agrigento e componente del consultorio familiare;
● Teresa Gentile, insegnante e collaboratrice della rivista Mezzocielo.
La partecipazione del pubblico non fu intensa ma fu costante. L’aver offerto uno spazio periodico di confronto e riflessione fece sì che, incontro dopo incontro, chi vi prendeva parte cominciasse a “fare gruppo”, un po’ come succede quando si frequenta un corso di formazione o si condivide un’esperienza significativa. E questo ci sembrò un ottimo risultato.
Tra le tante iniziative organizzate negli anni dalla nostra Associazione, voglio ricordarne altre tre molto significative.
1. L’incontro con Dacia Maraini, organizzato insieme all’associazione Il Mosaico il 6 febbraio 1995: la mattina si svolse un’attività con le scuole orlandine; la sera un dibattito dal titolo “Dacia e la Sicilia”, che vide la sala comunale piena, soprattutto di donne. Essendo una scrittrice molto amata e stimata, la sua presenza nella nostra cittadina suscitò interesse ed entusiasmo. Fu una preziosa occasione per parlare di temi importanti come la violenza sulle donne e la difesa dei beni culturali e ambientali, contro l’arretratezza della cultura mafiosa.
2. La presentazione il 20 luglio 1997 del libro-dossier “GRAZIELLA CAMPAGNA a 17 anni vittima di mafia. Storie di trafficanti, imprenditori e giudici nella provincia dove la mafia non esiste”, curato dall’associazione antimafia “Rita Atria” di Milazzo e dal Comitato per la pace e il disarmo unilaterale di Messina. Fui io stessa ad assumere la veste di moderatrice, ruolo che svolsi con grande emozione. Ad ascoltare gli interventi di Nadia Furnari, Tano Grasso, Antonello Mangano, Antonio Mazzeo, Francesco Pizzuto e Saro Visicaro erano presenti anche i familiari della vittima. Al termine dell’incontro il fratello Pietro Campagna – che aveva riconosciuto il corpo trucidato della sorella e aveva contribuito alle indagini per far emergere la natura mafiosa del delitto – ci ringraziò per aver parlato della drammatica storia che il 12 dicembre 1985 aveva sconvolto le loro vite e aveva mostrato, ancora una volta, la spietatezza della mafia e le complicità di cui poteva godere nella nostra provincia. La giovane età della vittima e la vicinanza dei luoghi ove era stata uccisa (Villafranca Tirrena, vicino Messina) coinvolse tutti profondamente.
3. La presentazione del libro di Umberto Santino “Storia del movimento antimafia”, il 7 ottobre 2000, su richiesta dell’autore (fui io a moderare l’incontro perché avevo svolto di recente la mia tesi di laurea in Scienze Politiche sullo stesso argomento, intervistando lui stesso nella qualità di fondatore e direttore del Centro Impastato di Palermo). Dedicammo l’incontro ai tanti siciliani morti nella lotta alla mafia. Intervennero il professore Giuseppe Restifo, storico dell’università di Messina, la professoressa Franca Sinagra Brisca, socia della nostra associazione e docente di Italiano e Storia presso la scuola media di Capo d’Orlando, Padre Totino Licata e Tano Grasso, promotori dell’A.C.I.O. Invitammo altre associazioni antimafia della provincia di Messina. La partecipazione non deluse le nostre aspettative. Tra alterne vicende e momenti più o meno intensi di iniziative, nel 2002 arrivammo al compimento dei dieci anni di attività, che ovviamente coincise con il decennale dalle stragi di Capaci e di via d’Amelio. Quell’anno ricordammo il triste anniversario presentando – in collaborazione con l’A.C.I.O. e la bottega teatrale Lucio Piccolo – il libro di Tano Grasso e Aldo Varano “U’ Pizzu”. L’incontro si svolse il 25 luglio a Villa Piccolo, con la presenza degli autori, dell’imprenditrice Pina Grassi (moglie di Libero, ucciso dalla mafia il 29 agosto 1991), del magistrato Maurizio De Lucia e del componente della Commissione Parlamentare Antimafia Giuseppe Lumia. Quella fu una delle ultime iniziative pubbliche della nostra associazione.
Successivamente, come inevitabilmente prima o poi accade, molte di noi, per motivi diversi, furono assorbite dalla propria vita privata (per impegni familiari, di lavoro, di studio …) rendendo difficoltosa la prosecuzione della vita associativa.
Ciononostante credo che la sensibilità a certi temi e un comune sentire abbia intessuto un filo invisibile che ha continuato a unirci pur a distanza di tempi e luoghi.
Alcune di noi hanno continuato a impegnarsi nel sociale, con altre modalità o in altre associazioni di volontariato, facendo tesoro del vissuto corroborante nell’esperienza antimafia.