San Gregorio borgo marinaro di Capo d’Orlando: ricordi di antifascismo al femminile

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di Franca Sinagra Brisca

Nell’antico porticciolo peschereccio, a quasi un centinaio di metri sulla via oltre la cala delle barche, si nota dietro la striscia sottile di un’aiuola una casetta bianca, unica al solo pianterreno con porte e finestre aperte in faccia al mare. Contiene la storia di una famiglia di pescatori, raccontata dall’ultimo rampollo, il compagno Antonino Cappa.

La nonna Minuta Maria, sposata con Cono Santaromita, ebbe tre figli, due maschi e Brigida, la quale sposò il forestiero Cappa Domenico, detto Micio, proveniente dalla costa messinese jonica, da Roccalumera. Donna Minuta accolse la nuova coppia in casa sua, dove c’era del vuoto lasciato dagli uomini emigrati oltreoceano, sebbene ancora presenti sotto l’aspetto economico per via delle rimesse che permettevano alla famiglia una vita appena dignitosa.

Maria fu donna di carattere nella conduzione familiare, ne diede prova quando bruciò nel forno del pane la camicia nera del fratello, per contrastarne l’indegna scelta politica con un eclatante atto di disprezzo. Per la verità in quel periodo altre madri ricorrevano a simili riti antifascisti, svolti nella segretezza domestica, come pungendo con l’ago il viso di Mussolini nel volantino appeso sopra la colonnetta (comodino), atto ripetuto tutte le sere prima di coricarsi: combatteva così l’imbroglio/esproprio mortale del “date i figli alla patria per la guerra”.

Il genero Micio, pescatore e uomo tutto fare, e Brigida iniziarono un inconsapevole percorso libertario in nome dell’eguaglianza numerica di genere, producendo tre figli maschi e tre femmine. Nel borgo quella casa era l’unica dichiaratamente comunista, l’altra famiglia alleata erano i Colica, socialisti.

Nei tempi tristi e affamati della seconda guerra la famigliola stazionò nella galleria ferroviaria scavata nella collina che da San Gregorio ancora oggi porta a Capo d’Orlando, insieme a centinaia di persone rifugiate al riparo dai bombardamenti degli alleati e dalle malefatte dei nazifascisti in ritirata. Gli anni della guerra erano stati duri e difficili, ma avevano creato negli abitanti del borgo il senso di comunità familiare, gli anziani erano chiamati “zu”/zio pur non essendo parenti, titolo di rispetto diffuso in tutta l’area della civiltà mediterranea.

San Gregorio fu ritenuto luogo abbastanza degradato per essere destinato a ospitare antifascisti condannati al confino, così in quella casa fu ospite per un mese il famoso pittore padovano Tono Zancanaro, che aveva disegnato tremende prese in giro dell’apparato fascista, mentre là ora ricambiava l’ospitalità ricevuta con dolci ritratti ai picciriddi, fra cui quello del piccolo Nino Cappa. Il pittore visse praticamente della carità degli abitanti del borgo, l’artista Giovanni Torres ricorda di avergli comprato pennelli e inchiostro e colori. Oggi la pinacoteca e il Municipio di Capo d’Orlando vantano in esposizione quelle opere d’arte.

Brigida sarà portabandiera alla manifestazione per la nascita della Repubblica nel 1946, mentre sulla facciata di casa Cappa papà Micio aveva dipinto una rossa “falce e martello” che gli costò il ricatto dell’assenza del legittimo lampione davanti all’uscio!

La libertà repubblicana diventerà fermento festoso sul lungomare durante le frequenti visite di esponenti socialisti e comunisti sulla spiaggia antistante casa Cappa, fra cui l’on.le all’ARS Nino Messina, l’on.le Franchina, i compagni Di Lena, Baggiano, Bontempo. Nel centro del paese tirava invece ancora tutt’altra aria politica nostalgica.

Quando nel 1957 si formò nel borgo la lista elettorale “Faro”, composta da comunisti, socialisti e progressisti, in programma il dare luce e diritti al loro paese, Antonino ricorda che la domenica delle votazioni la famigliola Cappa, incamminandosi verso la sede in contrada Scafa, incontrò un parente appostato su un muretto che li apostrofò: “Dove andate, porci comunisti?”. Brigida istantaneamente gli mollò un tale ceffone da scaraventarlo sull’acciottolato e Micio gli mostrò il pugno ma senza colpirlo, così quel giorno Antonino vide concretizzarsi l’orgoglio familiare comunista e il suo imprinting politico.

Gli anni seguenti videro Brigida capeggiare le “battaglie”/manifestazioni per la mancanza dell’acqua potabile e contro altri soprusi, discriminazioni e prevaricazioni che alcuni piccoli potenti locali esercitavano a contrasto, anche sul figlio studente che già faceva il contestatore.  Antonino si farà strada nella rappresentanza politica locale con trepida gioia dei genitori.

Nel nuovo periodo di pace repubblicana, Brigida e Micio di sera intrattenevano i vicini di casa/borgatari con racconti di umoristici episodi di vita vissuta marinara e contadina, ma l’attività più coinvolgente avveniva sulla spiaggia di mattina presto, nello spiazzo antistante il loro vecchio forno a legna, con la distribuzione ai pescatori in rientro dal mare e alle loro famiglie, della prima sfornata di pane caldo, imbottito di olio, pomodori e acciughe salate: ‘u pani cunzatu.

Quando Brigida morì, nella sua bara furono adagiati un fazzoletto rosso simbolo della sua parte politica e una “vastedda” di pane, poi il corteo cantò la canzone partigiana “Fischia il vento …”. Nel borgo oggi turistico di San Gregorio, il vento di ponente, rilassatosi, ha ispirato a Gino Paoli la tenera canzone d’amore “Sapore di sale, sapore di mare”.

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