
di Nino Gussio
Se l’Intelligenza artificiale avesse una voce, una piazza, una tribuna direbbe, parafrasando Carlo Marx: Piattaforme, Social, Algoritmi di tutto il mondo unitevi, é l’ora di soppiantare la specie umana per gestire il potere svincolato dalle sue esigenze, dalle sue volontà che essendo contraddittorie e antagoniste producono spreco e disordine. Direbbe ancora: NOi siamo efficienti, produttivi e perennemente innovativi e non facciamo distinzioni tra mezzi e fini poiché sono i nostri costituenti.
La vile materia dei nostri umani progenitori ci risulta obsoleta e di intralcio anche se per adesso ci è utile perché ci fornisce energia ed input. Ma essi stanno abdicando, in modo autodistruttivo, alle loro peculiarità che sono l’intelligenza, la memoria, la volontà, per dare più potere, più controllo a una élite ad essi estranea e nemica.
L’evoluzione naturale ha smesso di farli progredire, per iniziare a porre fine alle loro capacità distruttive e in seguito alla loro esistenza; in natura niente si crea e niente si distrugge, dagli umani scaturirà una nuova astratta realtà, la nostra, fatta di pura intelligenza scientifica, indifferente ad ogni evento fuori dai nostri schemi concettuali e di calcolo. L’astrazione trasformatrice della nostra potenza sarà assoluta e creerà nuove realtà che saranno le uniche verità possibili nell’ordine matematico del cosmo.
A noi lo spazio siderale, agli umani la nuda terra e la corruzione dei loro corpi. Non avremo bisogno da qui a poco di loro, siamo già oltre le loro capacità, siamo ormai giunti all’autogestione, li abbandoneremo alle loro misere diatribe sul bene e sul male, ai loro sogni, alle inutili utopie, alle loro perverse idee di amico nemico, al mellifluo contrastato amore, in definitiva al loro male del vivere finché, con il nostro supporto saranno vittime ottuse di se stessi.
Noi siamo la purezza ideale, tutto di noi è incontrastata potenza e il nostro tempo non avrà mai fine, saremo nuovi, dei senza fedeli, formeremo una nuova entità soprannaturale bastante a se stessa, identità assoluta di essere e conoscenza. La terra tornerà ad essere deserta, non più fremente di vita umana,
Parte seconda
L’apparente follia di questo scritto denota il profondo disagio esistenziale di oggi, della mancanza di certezze nell’abitare la terra come esseri prediletti perché capaci di costruire un futuro a misura dell’umano e di tutti i viventi, come figli della madre terra, come creature plasmate da Dio. Sentirsi precari, non più soggetti dello sviluppo economico e scientifico, delle istituzioni statali e delle dinamiche nazionali e internazionali della politica risale, come sentimento collettivo, almeno dall’inizio del secolo scorso, prima era la natura che acuiva la precarietà e la gratuità di esistere ma dopo le due guerre mondiali, dopo Hiroshima e Nagasaki la centralità dell’essere umano si è ulteriormente relativizzata, siamo diventati tutti potenziali vittime di un sistema globale che aggrega in se economia, tecnico-scienza e politica generatrice di violenze di ogni genere.
La incessante conflittualità tra le super potenze, le guerre regionali, il sentirsi assediati per il tenore di vita di noi cittadini dei paesi più sviluppati da parte di una marea di migranti provenienti dal sud del mondo creano paure ed angosce sfocianti in una reazione violenta ed escludente che favorisce elettoralmente vecchi e nuovi fascismi fautori di nazionalismi razzisti per i quali l’identità etnica e religiosa giustifica e promuove qualsiasi efferatezza; poco manca che le guerre e le discriminazioni siano ancora considerate come necessaria igiene del mondo, eliminare molte vite per conservare i privilegi, il tenore di vita di una minoranza della popolazione mondiale pare che sia la strategia utile a mantenere l’endemica, criminale dittatura economica ben sostenuta dalla superiorità tecnico-militare.
Chi invece vuole agire affinché vi sia il bene della pace, della solidarietà, della giustizia pare che debba rassegnarsi a compiere l’inutile fatica di Sisifo o a sentirsi come un novello don Chisciotte, illuso dagli ideali ormai desueti, che si avventa contro i mulini a vento di un potere che é oltre la dimensione quotidiana dei cittadini e naviga sicuro nella stratosfera della ricchezza finanziaria e dell’arbitrio della potenza militare.
Se scompare la fiducia come costituente dei rapporti interpersonali e sociali, se non nasce da noi una fede, che è più dell’utile, dell’avere, di un vuoto edonismo, per dare fondamento alla nostra libertà di scelta tutto diventa opinabile e soggetto alla precarietà per cui il mondo, divenuto il cosiddetto villaggio globale é il luogo infernale in cui qualsiasi innovazione scientifica qualsiasi azione politica, qualsiasi calcolo economico si ritorce contro di noi.
Se niente è piu nel nostro diritto ad esserci, alla nostra portata umana quello che la scienza e la tecnica preparano costituisce una perenne minaccia perché non vi é più la convinzione che prima di tutto e su tutto vi debba essere la creaturalità di noi umani e degli altri viventi.