GALATI MAMERTINO DEDICA A FRANCESCA SERIO UN PANNELLO DI ARTE FABBRILE

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Andrea Vizzini (Grotte, 1949) “Per l’altare di Pergamo – Dittico. Opera A” 1977-79, tecnica mista su tela, cm 100 x 190

di Franca Sinagra Brisca

Prosegue nel comune montano nebroideo il discorso pubblico di memorizzazione antimafia con l’installazione di un pannello monumentale alla madre di Turiddu Carnevale, cui due anni fa è stata intitolata la bella Villa comunale di Centìmoli, il quartiere popolare all’entrata del paese. La cerimonia si è svolgerà giovedì 27 maggio alla presenza di scolaresche, cittadinanza, autorità locali e dei comuni viciniori, rappresentanze di organizzazioni civili (CGIL-ACIO–AUSER).

Il significato di questa seconda dedica corrobora e rinnova la scelta politica e di genere condivisa dalla collettività, mentre richiama altri ricordi storici per l’Italia tutta partecipe con la costituzione di parte civile.

Col titolo “… figghiuzzu miu, ora pigghiami e fammi addummisciri ‘nte to vrazza” l’opera fabbrile dell’artista orlandino Nicola Chiaromonte è stata commissionata per lo SPI regionale dai dirigenti Nino Cappa e Donatella Massa e proposta al Comune galatino. Il manufatto artistico, accolto e previsto nell’aiuola centrale della Villa, conferma il messaggio contro la mafia e per la legalità che vede nel volto della madre del sindacalista assassinato (Caccamo 1955) i sentimenti comuni alle madri che hanno dovuto affrontare l’assassinio dei figli. Se ne racconta approfonditamente la storia nel libro molto noto di Franco Blandi, La madre. Navarra Ed., oltre che in vari film.

L’artista dice con sue parole di aver proiettato nel volto della donna l’offesa ricevuta da chi la vita la fa nascere e la cura, un’offesa che va oltre il dolore, la pietà o la vendetta, verso una presa in carico sul sentiero lungo e ostacolato della giustizia non solo giudiziaria ma sociale, quella che dovrà riscattare il lavoro umano dalla morte inflitta con prepotenza. Il maestro N. Chiaromonte ha composto alla base del pannello la sagoma prona del figlio inerme, mentre dall’alto il largo volto sofferente della madre in lutto trasferisce emotivamente in chi lo guarda il suo messaggio di sconcerto, sembra che interroghi e chiami a dare una risposta e una presa di posizione, perché non si tratta solo di una classica deposizione che parla di pena per mancanza e assenza. I galatini hanno già espresso la loro posizione nell’intitolazione della Villa e la riconfermano ora nell’aiuola centrale con quest’opera solidamente ineludibile, rinnovando ufficialmente la scelta politica e di genere (uguaglianza dei sessi nella toponomastica) condivisa dalla collettività, mentre vengono richiamati altri ricordi storici dell’Italia civile costituitasi parte civile.

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