
di Angela Maria Trimarchi
«Era in piedi, sul tavolo, e stava arringando calorosamente i suoi uomini. Era un giovane dalla pelle di bronzo, dalla corporatura snella […]
Un cinturone nero, dal quale pendeva una pesante pistola, gli teneva aderente la camicia militare inglese, maniche rimboccate sopra i gomiti. Sotto il casco caki coloniale, gli scendevano tre dita di barba e i lisci, lucenti capelli; brillavano in un viso di bimbo due occhi meravigliosi, che in quella arringa, facevano scintille!» [i].
«Il suo plotone era singolare, come il suo comandante: era il plotone più caratteristico della “Centocroci”»! [ii]
Questa l’efficace e iconica descrizione di Don Luigi Canessa Cappellano della “Centocroci”.
Chi era Nino?Sottoufficiale di marina, liminese di nascita, dopo l’8 settembre «indossò sorridente la divisa della X Mas» ma qualcuno gli disse: «“Lo sai Nino? Si va in Piemonte a rastrellare i ribelli!”. [iii]
Fuggì e con un candore che dà l’idea della sua anima semplice andò a cercare sui monti i partigiani delle “Centocroci”. «Nino non conosceva l’uso dell’io: come Cesare parlava di sé in terza persona! […] I “ribelli” lo squadrarono: sotto l’impermeabile chiaro c’erano i calzoni e il maglione della Xmamas! ». [iv]
Lo stanno per fucilare, poi Richetto lo prende in squadra per fronteggiare la prima azione di rastrellamento. Combatte come un leone per quattro ore. «Sono oltre mille uomini della Xmas e con loro c’è il comandante Borghese! […] Dopo quel combattimento tutte le nubi si dileguano». [v]
Nino era un ragazzo semplice ma con la fierezza e generosità del marinaio, con la tenacia della cultura contadina, con una innata capacità di apprendere e di autocorreggersi. Un episodio è emblematico. «Dopo la comunione Nino mi fece leggere il tratto di una lettera che inviava alla fidanzata: “Quando lasciai la mia terra odiavo tre cose: l’analfabetismo dei miei siciliani, il fascismo e i preti! Da oggi mia cara, guai a chi mi parla male della Chiesa»! [vi]
Questo ragazzo, che avrebbe voluto fare il sarto ma poi decise, era il 1938, a diciotto anni, di arruolarsi nella Marina militare, che tipo di frequentazioni aveva avuto a Limina? Com’era Limina in quegli anni?
Questi sono gli anni in cui a Limina «prima e dopo l’avvento del fascismo la sartoria di Carmelo Chillemi era divenuta il luogo di ritrovo di tutti i sovversivi più noti di Messina e il luogo di convegno e di appuntamento per i sovversivi provenienti dalla provincia e da altre località della Sicilia e della Calabria. Inoltre nella sartoria venivano portati e spediti pacchi contenenti manifesti sovversivi, stampati alla macchia e confezionati come se si trattasse di pezzi di stoffa. Nell’agosto 1924 a Limina, che contava molti comunisti, Chillemi, insieme a Filippo Restivo e Filippo Ricciardi, inscenò una manifestazione contro gli assassini di Matteotti. Nel settembre durante una perquisizione gli fu sequestrato un pacco giunto da Palermo con 100 tessere del partito comunista che doveva distribuire ai compagni». [vii]
«A Limina – caso unico in tutto il circondario – sorgono due “Società di Mutuo Soccorso”. La prima, denominata Società Agricola di Mutuo Soccorso, raggruppa la borghesia terriera locale, coloni, fittavoli, operai, artigiani; l’altra – denominata Società Operaia Risorgimento Popolare di Limina – “è una associazione tra operai e contadini” che tra i propri scopi ha quello di “educare i lavoratori al sentimento del dovere ed al giusto esercizio del diritto ispirato dagli ideali della lotta di classe mediante la istruzione morale, civile e politica degli iscritti e dei loro figli”. […] Tra i doveri “il mantenimento della moralità e del decoro della propria famiglia, l’educazione e l’istruzione dei propri figli secondo i principi che ispirano il presente statuto” [viii]
La Società operaia Agricola di mutuo soccorso nel 1881 aveva 56 soci. [ix]«Nella seconda metà dell’Ottocento Limina è un piccolo centro rurale alle prese con problemi derivanti soprattutto dall’asperità del territorio, dalla mancanza di strade di collegamento con i centri della riviera, dalle condizioni di vita, a dir poco precarie. Le terre sono in gran parte proprietà dei civili locali, nessuna forma di tutela è garantita a operai e contadini, nessuna protezione sanitaria è prevista per i lavoratori dipendenti. L’analfabetismo interessa oltre il 90% della popolazione. A grandi linee è questo il contesto sociale in cui nascono a Limina le due Società di Mutuo Soccorso.In particolare, i punti di maggiore forza della Società operaia sono costituiti dagli orientamenti politici tendenti a trasformare la società in direzione dell’uguaglianza di tutti i cittadini sul piano sociale e giuridico». [x]Nino aveva capito, forse proprio mente imparava il mestiere di sarto o in qualche corso serale, che i mali della sua terra erano l’analfabetismo, le disuguaglianze, il fascismo, il malcostume, la corruzione della classe dirigente e i soprusi dei preti, alleati con il potere?
«La vasta opera di mobilitazione, propaganda e lotta moralizzatrice ingaggiata dai gruppi socialisti facenti capo a Giovanni Noè da un lato e Nicolò Petrina dall’altro […] fornì un rinnovato e vigoroso impulso all’attività organizzativa mutualistica anche tramite la realizzazione di iniziative politiche e assistenziali condotte in stretta sinergia, così da culminare» nell’ottobre del 1888 nella costituzione «del primo Fascio dei lavoratori della città e della provincia di Messina». [xi]
«Tra le società appartenenti al comprensorio ionico affermatesi nella presente fase possiamo infatti ricordare: La Società Agricola di Mutuo Soccorso di Limina, fondata nel 1887 e intenta a perseguire l’educazione al sentimento del dovere, della morale, del vivere sociale, il mutuo soccorso tra i soci mediante le varie forme di assistenza e previdenza sociale, l’istruzione professionale degli iscritti e dei loro figli attraverso l’istituzione di corsi regolari, la gestione dell’opera funeraria» [xii]
L’autore aggiunge in nota: «L’esemplare dello Statuto in possesso del sottoscritto […] è senza data, ma nello stemma riguardante la tessera di iscrizione reca l’anno di fondazione dell’associazione 1887». [xiii]
Sebbene la data non sia corretta, gli autori rilevano un fatto storicamente dato: i Fasci fornirono un rinnovato e vigoroso impulso all’attività mutualistica, anche facendo sì che i contadini, cui la maggioranza del Parlamento nella riforma elettorale del 1882 non aveva concesso il diritto di voto perché analfabeti, andassero verso il socialismo e i sindacati.
“Una testa un voto”: tutti gli individui sono uguali e votare è un diritto, non un privilegio.In quegli anni Adolfo Rossi, cronista della Tribuna, che viaggiando a dorso di mulo aveva percorso la Sicilia da Palermo, Caltanissetta, Girgenti fino a Catania, raccolse le testimonianze drammatiche degli zolfatari, delle contadine e dei contadini siciliani in sciopero durante il movimento dei Fasci nel 1893.
Giunto a Catania, scrive: «Qui le sedi dei fasci sono più che altro società di mutuo soccorso ed elettorali, perfettamente calme perché la miseria è relativamente minore. […] Il 30 ottobre costeggiando il mar Jonio sono andato da Catania a Messina, percorrendo in treno quel tratto di strada che pare un pezzo di Eden regalato dagli Dei ai mortali. In un clima d’una dolcezza deliziosa, si attraversano continuamente boschi d’aranci; le acque turchine si cullano in lunghe ondulazioni a sinistra si stendono montagne e colline d’un effetto pittoresco che pare quasi inverosimile. […] Nella città di Messina il fascio era stato fondato nel 1888; contava 5300 soci […] e dodici sezioni del Fascio erano sparse nella provincia. In complesso gli associati erano 6600 soltanto e tutti operai, perché i contadini stavano relativamente bene; infatti, intorno a Messina era diffusa la mezzadria. […] Ho chiesto al signor Petrina che cosa pensasse del movimento delle province siciliane più travagliate dalla fame ed egli mi ha risposto: “Ritengo che questo moltiplicarsi dei Fasci sia frutto della miseria e dei tempi. Nel 1860 si credeva di migliorare la nostra condizione e invece siamo andati indietro. Se un serio movimento di rivolta cominciasse ora da qualche parte dell’isola sarebbe secondato dappertutto, specialmente nei luoghi dove non esistono i Fasci. Ha sentito ciò che è successo a Villa Floresta dove alcune donne hanno disarmato e fatto prigionieri i carabinieri? Lì non esiste il Fascio”». [xiv]
La stessa cosa succede a Limina qualche anno dopo: «Nel permanente stato di disagio materiale e morale dell’isola, esplodono rivolte spontanee di protesta popolare contro la fame, il fiscalismo, il malgoverno degli organi locali: così l’invasione del Municipio di Limina, in provincia di Messina, nel dicembre del 1935, per protesta contro un artificio fiscale che aveva deluso le aspettative di una diminuzione di tasse». [xv]
Così il “ribelle” Nino, da Limina ai combattenti della “Centocroci”, «ha trovato il suo posto finalmente armato, dopo tanto travaglio, così come lo colse la Morte, Madre degli eroi, la notte del 17 gennaio 1945, sulla neve di Codolo». [xvi]
Il 26 aprile 2026 saremo a Limina, insieme all’ANPI provinciale nell’Ottantesimo della Repubblica antifascista, per riproporne l’impegno.
[i] Luigi Canessa, Storia di un partigiano. Nino Siligato. Un’introduzione e un’appendice di A. Zanella. Edizione del Paniere, Verona, 1983. Collana diretta da Sebastiano Saglimbeni. p.35
[ii] Luigi Canessa, Storia di un partigiano op. cit.p.37
[iii] op. cit. p.32
[iv] op.cit. p.33
[v] op.cit.p. 34
[vi] op.cit. p. 39
[vii] Salvatore Carbone, Laura Grimaldi (a cura di), Il popolo al confino. La persecuzione fascista in Sicilia. Prefazione di Sandro Pertini. Archivio centrale dello Stato, Roma, 1989, pp.160-161
[viii] Giuseppe Cavarra, Società operaia di Mutuo Soccorso, in La voce di Limina, Organo semestrale di informazione per soci e simpatizzanti della società operaia liminese, 3/12/ 2011, p.9 « Ciò si legge agli artt. 1-2 dello Statuto, mentre gli artt.7-9 fissano in particolare i doveri che ogni socio è tenuto ad osservare, primi tra tutti il “rispetto assoluto alla rappresentanza della Società (Presidente e componenti del Comitato esecutivo) e ai consoci”».
[ix] Elenco delle società di Mutuo soccorso. Ministero di Agricoltura, Industria e Commercio. Direzione generale della statistica. Roma 1898
[x] Giuseppe Cavarra, Società operaia di Mutuo Soccorso, op.cit. p.9
[xi] Antonio Baglio, Andrea Giovanni Noto (a cura di), Tra solidarismo, assistenza e istruzione popolare. Le Società di Mutuo Soccorso in Sicilia dell’Unità ai primi del Novecento, Ediesse, Roma, 2018, pp.216-217.
[xii] Ivi, pp.217-218
[xiii] Ivi, p. 218
[xiv] Adolfo Rossi, L’agitazione in Sicilia. A proposito delle ultime condanne, Max Kantorowicz, Milano, 1894, pag.121-122
[xv] Salvatore Carbone, Laura Grimaldi (a cura di), Il popolo al confino, op.cit. p.24. Nella nota 1: Crf. la biografia di Carmelo Manuli. Si trattava dell’applicazione dell’imposta di famiglia in sostituzione della tassa sul valore locativo.
[xvi] Luigi Canessa, Storia di un partigiano. Nino Siligato, op.cit. p.35