Portella della Ginestra, strage di Stato e di mafia

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Articolo riportato da ilsycomoro.it (Maggio 3, 2023)

[normativa nazionale – art. 65, Legge sul Diritto d’Autore]

Nella storia del Primo Maggio la pagina più sanguinosa venne scritta nel 1947 a Portella della Ginestra.
Dopo anni di sottomissione a un potere feudale la Sicilia stava vivendo una fase di rapida crescita sociale e politica. Un grande movimento organizzato aveva conquistato il diritto di occupare e avere in concessione le terre incolte. L’offensiva del movimento contadino, insieme alla vittoria elettorale del Blocco del Popolo alle elezioni per l’Assemblea regionale, suscitarono però l’allarme delle forze reazionarie. Intimidazioni contro sindacalisti e esponenti dei partiti della sinistra erano frequenti e affidate al banditismo separatista. Il Primo Maggio del 1947, secondo una usanza che risaliva all’epoca dei Fasci Siciliani, circa 2000 contadini, uomini, donne, bambini e anziani, si erano dati appuntamento nella Piana di Portella della Ginestra.

Appostati sulle colline vicine, c’erano ad attenderli, armati di mitragliatrici, gli uomini della banda di Salvatore Giuliano.

Aveva appena iniziato a parlare il primo oratore, quando si sentirono i primi colpi. Per la folla non ci poteva essere scampo: alla fine si contarono 11 morti e più di 50 feriti.

La notizia della strage si diffuse in tutta Italia e la CGIL proclamò per il 3 maggio uno sciopero generale. Purtroppo le indagini furono compromesse dalla volontà di una parte delle forze di governo ed in particolare del Ministro dell’interno dell’epoca, Mario Scelba, di escludere in partenza la pista della strage politica. Tutte le colpe furono addossate al bandito Giuliano, malgrado il rapporto dei Carabinieri indicasse come possibili mandanti “elementi reazionari in combutta con i mafiosi locali.

E infatti Cosa Nostra non risparmiò il piombo: la lista delle uccisioni di sindacalisti, militanti di sinistra, magistrati, poliziotti, giornalisti, è interminabile. Lo stesso Giuliano fu eliminato, 3 anni dopo, dal suo luogotenente Gaspare Pisciotta, che a sua volta fu avvelenato in carcere nel 1954 dopo aver preannunciato clamorose rivelazioni sui mandanti della strage di Portella.

Una strage che sembra quindi inaugurare la lunga catena di misteri e di eccidi che insanguineranno l’Italia negli anni a venire. Recentemente alcuni studiosi hanno portato alla luce vari documenti (la più parte provenienti dagli archivi dei servizi segreti britannici e statunitensi) da cui emerge come Salvatore Giuliano fosse organicamente legato all’estrema destra, addirittura alle dirette dipendenze del principe Junio Valerio Borghese: inquadrato nella X Mas, egli è segnalato come incursore di marina italiano, poi come paracadutista e come tale identificato anche quando, insieme ad altri fascisti della X viene mandato in Sicilia per contrastare le operazioni alleate.

Il gruppo di Giuliano è in realtà uno squadrone della morte agli ordini dei Fasci di Azione rivoluzionaria (Far) di Pino Romualdi, delle Squadre Armate Mussolini (Sam) e della X Mas di Borghese. I documenti del controspionaggio Usa (ritrovati negli Archivi Nazionali di College Park, nel Maryland) rivelano contatti tra gli emissari di Salò e Giuliano fin dall’estate del 1944, quando un commando nazifascista inizia ad operare sulle montagne tra Partitico e Montelepre per addestrare militarmente gli uomini della banda.

Ma il colpo di scena avviene a cavallo della fine della guerra: questa volta Giuliano non è più pagato per organizzare improbabili attentati contro gli alleati, ma, al contrario, per aiutare gli americani. Si comincia con le alleanze con la mafia ed i latifondisti agrari contro le prime forme di occupazione delle terre. Poi il rapporto con il controspionaggio americano diventa più “politico”. I neofascisti organizzati dovrebbero creare il casus belli di una insurrezione armata della sinistra, in modo da legittimare un golpe dei Carabinieri contro i comunisti di Togliatti ed i socialisti di Nenni. La strage di Portella della Ginestra, appunto.

La tesi è degli studiosi Giuseppe Casarrubea e Mario J. Cereghino che a Partitico, presso Palermo, hanno organizzato un archivio storico su Portella della Ginestra. “Il quadro che affiora dai documenti che abbiamo trovato è a dir poco sconcertante: c’è un rapporto dei servizi segreti italiani del 1947 (il SIS) che parla chiaro: sono il Comando militare americano e l’intelligence statunitense a dare il via all’operazione golpista tra l’ottobre ed il novembre ’46. Gli americani temono che comunisti e socialisti possano vincere le prime elezioni politiche dopo la caduta del fascismo. Non a caso in quel periodo nasce  l’Unione patriottica anticomunista (UPA), un’organizzazione clandestina capeggiata da generali e colonnelli dei carabinieri (Messe, Pieche, Laderchi) e manovrata occultamente da James Angleton, la superpia americana in Italia dallo sbarco in Sicilia in poi”. È quello stesso personaggio riscoperto ora dal cinema americano e che vedremo interpretato da Matt Damon nel film di Robert De Niro L’Ombra del Potere.

Nelle carte dell’MI5 britannico vengono segnalati con preoccupazione i contatti tra agenti americani, eversione fascista e personalità dello stato italiano. Nei rapporti, trovati ora al National Archive di Kew Gardens (UK) si fanno espliciti riferimenti all’”incidente” ed al “lago di sangue” che daranno il via al golpe militare. Dai documenti emergono anche i finanziamenti di queste formazioni, elargiti clandestinamente dalla Banca Nazionale dell’Agricoltura e dalla grande industria italiana. Gli uomini di Giuliano, si legge nei documenti, erano pagati tantissimo, 6000 lire al mese dell’epoca, pari a più di 20mila euro attuali, erano armati e ben riforniti. Usavano anche bombe particolari, le prime a frammentazione, una delle quali sarebbe stata usata proprio a Portella della Ginestra, come ricordano molti dei testimoni feriti da schegge non riconducibili a bombe a mano e neanche a proiettili.

La banda Giuliano incominciò subito dopo la guerra, la sua attività: colpire Camere del Lavoro, uccidere sindacalisti (ne furono assassinati 35 sino al 1950), seminare l’idea di essere portatore di una idea di libertà dai comunisti, dall’Italia e dallo Stato, visto sempre come lontano e nemico, sino al punto da organizzare, nell’immediato dopoguerra, una sorta di sciopero della leva militare obbligatoria, come ai tempi dei piemontesi. Insomma, dividere e separare il movimento contadino che in quegli anni si era organizzato ed aveva portato il Fronte Popolare a conquistare la maggioranza nelle elezioni regionali dell’aprile 1947: fu la scintilla che fece scoppiare la provocazione.

Quella mattina del 1° Maggio sulla Piana di Portella della Ginestra dove si ritrovavano da sempre a far festa operai e contadini, fu accesa una miccia che avrebbe dovuto far esplodere la rivolta delle sinistre e provocare l’intervento dei Carabinieri, dalla Sicilia in tutta Italia. Ma Togliatti non cadde nella trappola: il PCI aveva saputo – forse da qualcuno dei servizi segreti Italiani – che la strage era stata organizzata per quello scopo. Al resto ci pensò la politica: comunisti e socialisti furono cacciati dal governo di De Gasperi, il governo americano fermò Angleton ed il colonnello Charles Poletti, il capo dell’AMGOT (i servizi americani nel territorio italiano liberato) che nel ’47 era tornato in Italia per organizzare il flusso di fondi ed armi agli anticomunisti.

I gruppi fascisti vengono richiamati all’ordine e nel ’48, quando la DC vinse le elezioni, hanno l’ordine dagli Stati Uniti di rientrare nella legalità. Molti recalcitrano, Giuliano continua a fare il bandito sui monti dietro Palermo, ma ormai è stato mollato. Sapeva troppo e ormai va eliminato perché conosce la vera storia di quella strage di Portella e del piano golpistico. Pisciotta lo tradì, lui viene ucciso nella messa in scena che fu svelata benissimo dal film di Francesco Rosi Salvatore Giuliano.

Poi anche Pisciotta, che aveva confidato in un trattamento particolare, venne avvelenato nel carcere di Viterbo, nel ’54, dopo aver sentito la richiesta di ergastolo nei suoi confronti, lui che era stato quasi “organico” ai Carabinieri golpisti.

Una storia mai chiusa ed ora riaperta. Ce n’è abbastanza per riaprire il processo su Portella della Ginestra? È quanto chiedono Casarrubea e Cereghino, che  hanno consegnato le nuove carte alla Procura della Repubblica di Palermo perché il reato di strage non va mai in prescrizione. Ed è quella verità che dopo gli ultimi documenti dei servizi segreti inglesi ed americani (si possono leggere nel libro Tango Connection di Casarrubea e Cereghino, Bompiani, pp. 208, 9 euro) ora chiedono il Presidente della Camera Bertinotti, i partiti della sinistra e Cgil-Cisl-Uil.

Per la verità storica e per la dignità di quelle persone così duramente colpite con 12 morti e 50 feriti, per i 35 sindacalisti uccisi in quegli anni, per tutti i morti di mafia da allora ad oggi, perché da quei silenzi, da quelle ambiguità  sono nati poi anni di piombo e di tensione, di lupara bianca e di potere  di Cosa Nostra sul territorio.
Dalle trame non svelate può infatti emergere solo un aiuto alla mafia ed al suo potere.

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