La primavera non tardò ad arrivare

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L’intervento del presidente dell’Anpi messinese Giuseppe Martino per il 25 aprile.

Il 25 aprile del 1945 fu il giorno della Liberazione. 77 anni dopo continua il ricordo del suo valore e dei suoi significati.

Per quello che ci riguarda noi siamo conseguenti a ciò che da anni sosteniamo in merito alla memoria attiva, una memoria cioè che non si limita a rammentare il passato ma che si misura, in base a quel passato, con il presente e da questo rapporto parte per guardare il futuro. Per dirla con le parole di un grande musicista, come Gustav Mahler: “noi non siamo soltanto i veneratori delle ceneri ma siamo i custodi del fuoco”, cioè fuor di metafora, siamo quelli il cui impegno è quello di rinnovare i valori della Resistenza qui ed ora, nelle contraddizioni attuali. Da ciò deriva per parte nostra la spinta a una nuova narrazione della Resistenza che non si limiti all’informazione e all’enfasi su ciò che è avvenuto nei venti mesi, dall’8 settembre del ‘43 al 25 aprile del ‘45, ma che da quella memoria tragga la linfa di un impegno civile teso all’inveramento delle premesse e delle promesse costituzionali.

Da questo punto di vista credo che sia giusto definire il nostro come l’impegno di una democrazia militante, che in questa militanza non smarrisce mai la capacità di visione del primato della dignità umana. Anche per questo abbiamo richiamato l’art. 11 della Costituzione nel manifesto di oggi, 25 aprile 2022.

Si è parlato in tante occasioni del sogno dei partigiani, un sogno che effettivamente si realizzò attraverso la sconfitta del nazifascismo, attraverso la Costituente e la Repubblica. A ben vedere il sogno è la visione del futuro, del mondo che vorremmo.

Possiamo definire il sogno partigiano come un insieme di valori reciprocamente connessi: liberazione, libertà, democrazia, eguaglianza, lavoro, solidarietà, pace.

Conserviamo quei valori in tre parole: Resistenza, Costituzione, Antifascismo. La Resistenza è la storia di quei valori. La Costituzione è lo scrigno che li conserva.

L’Antifascismo è lo strumento per conseguirli.

Ma, sia chiaro, il sogno partigiano, il nostro sogno condiviso e collettivo non ha nulla di irrazionale, mistico, romanticheggiante. Viceversa si muove su basi logiche, analitiche, critiche. Il sogno, l’orizzonte di un moderno antifascismo che inveri nel nostro tempo i valori chiave della Resistenza, è quello di una società che collochi definitivamente la guerra nella preistoria del genere umano, una società di liberi e liberati, una società di diversi ma eguali, una società dove il lavoro sia il mezzo attraverso il quale l’umanità realizzi se stessa perché è l’unica specie vivente in grado di creare, il lavoro come creazione dunque e non come sfruttamento, una società governata da un sistema di democrazia, dove i rappresentanti rappresentino davvero i rappresentati e dove i rappresentati partecipino alle scelte dei rappresentanti, una umanità unita per la sopravvivenza del genere umano davanti ai quattro cavalieri dell’apocalisse del tempo che attraversiamo: la pandemia, il riscaldamento globale, la crisi economica, la guerra.

Già in questi ultimi anni l’Anpi ha guardato con estrema attenzione e simpatia i movimenti, formati soprattutto da milioni di giovani, che hanno esortato la responsabilità di tutte le generazioni nei confronti dell’ambiente e del cambiamento climatico. Anche nella nostra città forte si è mostrata la sensibilità ambientale e forte l’Anpi sente il richiamo dell’enciclica “Laudato sì” di papa Francesco e di tutto il mondo della scienza. Avvertiamo bene che la catastrofe ambientale, come la guerra, colpisce l’umanità, ma in prima linea ci sono i poveri, le creature più fragili, gli esseri più indifesi. Così avviene pure nel caso delle crisi economiche, provocate dai cosiddetti potenti della Terra, dalla loro corsa alle armi, allo sfruttamento, alla rapina.

L’Anpi è partigiana; sa bene da che parte stare e ci sta. Quella di oggi è la giornata giusta per ribadirlo ancora una volta e gridarlo forte.

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