Trump l’ossesso

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Inos Corradin (Vogogna 1929 – Sao Paulo 2025) “Il volto rotondo” – olio su tela, cm 50 x 50

di Nino Gussio

Un ossesso si aggira per il mondo e il suo nome è Donald Trump, il presidente della più grande potenza economica militare del mondo. Grazie a lui le regole della politica nazionale e internazionale e del bilanciamento dei poteri sono saltati e qualcosa di paradossale sta avvenendo: il potere si rivolta contro i cittadini che lo hanno eletto a garanzia del loro status di uomini liberi e solidali, contro le istituzioni democratiche che gli hanno tutelato e concesso il diritto di farsi eleggere. Voler scardinare il potere per un nuovo ordine sociale, per una nuova economia fino agli anni novanta del secolo scorso era un disegno di movimenti rivoluzionari che si proponevano di ribaltare l’assetto sociale affinché le classi meno abbienti, gli operai, gli emarginati fossero i protagonisti della storia futura.

Il futuro è arrivato ma l’esito della rivoluzione popolare non si è avverato e la nuova elite globale della politica e dell’economia ha in Donald Trump il belluino contestatore dell’ordine sociale e mondiale fondato sul compromesso per attutire i conflitti.

La persecuzione contro i migranti e contro i difensori dei diritti di tutti, soprattutto dei più deboli, l’invenzione del Board of peace hanno lo scopo di esibire una ferocia imperiale e di radunare leader internazionali (alcuni di essi dittatori e stragisti) per eliminare le garanzie personali e per avere il mondo sotto controllo con la scusa di mantenere la pace (ovvero per ribadire che la guerra è di loro esclusiva pertinenza). Lo scopo è prendersi tutto e non concedere niente e le guerre minacciate, quelle in atto servono, assieme alle pilotate crisi economiche, ad incutere paura e rassegnazione; il nuovo diktat è obbedire tacendo per non avere ulteriori costrizioni e catastrofi.

Sembra che la rapina economica la rappresaglia militare siano il metodo politico preferito da Trump, campione del nuovo corso della gestione dei poteri; per lui e per molti altri leader non vi sono più principi ideali e morali da tutelare, tutto è messo in discussione per ottenere una semplificazione della gestione dei popoli, degli stati eliminando la complessità che la libertà e la dignità dei cittadini impongono.

Distruggere vite, azzerare destini e speranze, non accettando limiti e controlli, sono pratiche arbitrarie che il potere si arroga per cinico calcolo e per arrogante autoreferenzialità.

L’etica è così una vana parola e la solidarietà, la pietas, se hanno un costo economico, sono da rigettare. I diritti costituzionali sono solo nominali, la divisione dei poteri combattuta e smentita.

Il parlamento americano non ha abolito il dettato costituzionale, è ignorato per rendere imperante ed efficace l’imprevedibile arrogante decisionismo di Trump sempre più supponente del suo genio politico ricattatorio anche verso vecchi alleati aderenti alla NATO. Il debordante palazzinaro, speculatore politico ha molti accoliti e imitatori sparsi negli USA e nel mondo ma nessuno vero alleato. Dietro di lui manovrano eminenze grigie di una restaurazione concentrazionaria affinché i popoli siano vassalli di elite che stanno concentrando tutto il potere politico -economico. Niente nasce per caso, i semi di questi stravolgimenti erano da tempo presenti nel terreno delle nostre democrazie mal curate perché poco amate. Ora che i semi della cattiva pianta dei suprematisti-neofasciti è fiorita possiamo definire le montanti autocrazie con il neologismo “fascio-democrazia” (ancora non registrato dai vocabolari). Tale definizione è evidentemente un ossimoro ma nella attuale realtà distopica denota la logica del caos permanente.

I nuovi leader reazionari aguzzini hanno ben imparato la strategia maoista che le esistenziali incertezze, le paure sono un buon mezzo per conquistare il potere e mantenerlo nell’attuale momento storico in cui l’impegno civile, l’aspirazione al progresso universale umano sono il patrimonio di una minoranza non ascoltata.

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